UNA SPIEGAZIONE PER TUTTO, LE TENSIONI DI UNA SOCIETÀ DIVISA

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Un’opera ideologica, intima ma collettiva, nazionale e al tempo stesso universale: il regista Gàbor Reisz ci presenta l’Ungheria di oggi nel film ‘Una spiegazione per tutto’, vincitore del Premio Orizzonti alla 80esima Mostra Internazionale di Arte Cinematografica di Venezia.

Budapest, estate. Abel (Gáspár Adonyi-Walsh) vive in una famiglia che tiene molto ai suoi studi e si aspetta che venga promosso. Sta preparando gli esami di maturità ma fa fatica a studiare perché non riesce a non pensare a Janka (Lilla Kizlinger), che a sua volta ama non ricambiata il professor Jakab (András Rusznák), insegnante di Storia.

Durante il colloquio di Storia con Jakab, progressista, che aveva avuto precedentemente uno scontro con il padre di Abel, conservatore, il giovane fa scena muta, nonostante si cerchi di metterlo a proprio agio. Quel giorno, Abel si presenta con una giacca elegante sulla quale è appuntata una coccarda con i colori della bandiera ungherese, rimasta lì dal 15 marzo, il giorno della Festa Nazionale. La domanda di Jakab sul perché Abel indossi la coccarda innescherà una serie di imprevedibili conseguenze.

Dopo la bocciatura, quella domanda, decontestualizzata e considerata in modo diverso a seconda dei punti di vista personali, diventerà oggetto di un potente articolo pubblicato su un quotidiano nazionale. Da quel momento, i riflettori di tutta la stampa del paese si accenderanno sulla storia di Abel e sul suo colloquio di Storia, creando non pochi problemi personali a tutti coloro che ne sono coinvolti.

In modo garbato e nello stesso tempo potente, Gàbor Reisz penetra nella quotidianità di una società che con fatica e attraverso il conflitto tenta di costruirsi una propria identità.

Interessante la scelta di lunghi primi piani, mentre le sequenze dei ragazzi e delle ragazze che festeggiano ci riportano col pensiero a quelle dei film francesi della Nouvelle Vague.

Dal 1 maggio al cinema.

 

 

 

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