GRAND BUDAPEST HOTEL: LE DISAVVENTURE DI UN CONCIERGE

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C’è stata molta aspettativa per l’ultimo film del regista Wes Anderson, ‘Grand Budapest Hotel’, e chi ha atteso non è rimasto certo deluso:  la storia accattivante, il cast di prim’ordine, gli abiti e la splendida ambientazione d’epoca hanno reso la pellicola una delle più interessanti della scorsa stagione, vincitrice di un Golden Globe come Miglior Commedia Originale e quattro premi Oscar (per i Migliori Costumi a Milena Canonero, per la Migliore Colonna Sonora ad Alexandre Desplat, Migliore Scenografia  e Miglior Trucco).

Dopo il successo di ‘Moonrise Kingdom – Una fuga d’amore’ (2012), Anderson ci porta nell’Europa tra le due guerre e in ‘Grand Budapest Hotel’ racconta la storia di Gustave H., concierge di un lussuoso albergo con una grande esperienza, che diventa mentore del lobby boy Zero Moustafa. La storia riguarda il furto e il recupero di un dipinto rinascimentale di inestimabile valore, e la battaglia per un ingente patrimonio di famiglia. Protagonista del film è l’attore inglese Ralph Fiennes, che dopo essersi calato nei panni di Gareth Mallory in ‘Skyfall’ (2012) ha diretto ‘The Invisible Woman’ (2013), in cui interpreta lo scrittore Charles Dickens. Dell’incredibile cast di ‘Grand Budapest Hotel’ fanno parte Bill Murray (M. Ivan), Willem Defoe (J.G. Jopling), Jeff Goldblum (Kovacs), Saoirse Ronan (Agatha), Jude Law (l’autore da giovane), Tilda Swinton (Madame Villeneuve), Owen Wilson (M. Chuck), Harvey Keitel (Ludwig), Tom Wilkinson (l’autore da anziano), Jason Schwartzman (M. Jean), Edward Norton (ispettore Henckels), Mathieu Amalric (Serge X), Adrien Brody (Dimitri), F. Murray Abraham (Zero Moustafa anziano), Lea Seydoux (Clotilde) e Tony Revolori (Zero Moustafa da giovane).

Girato quasi tutto in Germania tra gli studi Babelsberg di Potsdam e la Sassonia, il film presenta un’Europa spensierata e desiderosa di lasciare alle spalle la tragedia della Grande Guerra. Il lussuoso albergo, situato in un luogo immaginario nel cuore del Vecchio Continente – un mondo che cerca di rimanere immutato, ma che sappiamo essere prossimo al disfacimento – viene rappresentato prima come una sorta di coloratissima ed ironica cartolina retrò in cui la buona società vive tenacemente attaccata alle sue regole, ai suoi riti e all’esibizione del lusso, poi in un luogo decadente e nostalgico. Per ‘Grand Budapest Hotel’, che ha aperto la 64° edizione della Berlinale, Anderson ha detto di essersi ispirato alla narrativa di Stefan Zweig, prolifico autore austriaco che raggiunse l’apice della sua carriera tra gli anni ‘20 e ‘30, e alle commedie di Ernst Lubitsch.

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